Etichettare, significato.

Secondo il vocabolario Treccani: nel linguaggio commerciale e burocratico, munire di etichetta. In senso fig., definire in modo superficiale e sbrigativo.

Dove troviamo normalmente le etichette?

Sui vestiti!

Eppure, hai fatto caso quanto sia diventato d’uso etichettare le persone, oggi?

Grazie al periodo che stiamo vivendo, questo comportamento sociale finalizzato alla catalogazione e all’omologazione è emerso con forza, ed insieme ad esso sono state smascherate le convinzioni, il bisogno di controllo e potere che ne stanno alla base.

Quante persone agiscono in coerenza con i propri valori e la propria integrità, senza timore delle etichette?

Quante, invece, tradiscono se stesse, i propri valori e la propria integrità pur di ottenere un’etichetta e conformarsi?

 

Etichettare è normale?

Probabilmente crederai che sia così, normale; hai sempre vissuto in una società che etichetta e hai importato dentro di te questo comportamento, che ora percepisci normale. DEVI avere un’etichetta per non essere escluso o esclusa dagli altri, per sentirti parte di un gruppo, della comunità, della società.

Prova a chiederti: questa normalità, a me piace?

Ti confido un segreto: forse è normale, ma decisamente non è NATURALE!

Non è naturale distinguere gli esseri umani in base al credo politico e religioso.

Non è naturale distinguere gli individui in base alle scelte di abbigliamento o alimentari.

Non è naturale distinguere le persone in base alle scelte farmacologiche.

L’identità dell’individuo viene messa in disparte, sovrascritta da quella di una categoria.

Diventa quasi una gara, una competizione: il gruppo più forte ti stampa la sua etichetta sulla fronte, nascondendo tutte le altre.

Indurre le persone ad etichette significa creare conflitto, cancellarne l’umanità.

 

Etichettare = dividere.

La mente viene istruita ad etichettare così che, appena si vede una persona o si ascolta una frase, quell’individuo viene posizionato in una casella mentale.

Non dirmi che non è capitato anche a te!

In questo periodo va di moda suddividere la popolazione come “si” o “no”. E’ un modello di catalogazione salottiero che, personalmente, trovo ridicolo e, appunto, non naturale.

Sminuisce tutti gli individui, a prescindere dal gruppo in cui sono stati inseriti, perché è una modalità superficiale che ha il solo obiettivo di dividere e creare astio tra i gruppi.

Gli esseri umani sono un agglomerato di pensieri e di conoscenza ed etichettarli è offensivo e limitante.

Giudicare in base ad a ciò che mangiano è solo un meccanismo mentale inconsapevole di difesa, perché l’altro, quello che è diverso da te, fa paura.

E’ sempre stato così: si teme ciò che non si conosce ed è più facile mettere l’altro in una scatola chiamata etichetta e lasciarlo lì.

Ma così facendo, oltre a non dare l’occasione a quella persona di farsi conoscere per chi realmente è, tu ti stai privando di una grande opportunità.

Infatti, è dal confronto, dal dialogo, che noi cresciamo, ci mettiamo in discussione e possiamo aprire la nostra mente a nuovi pensieri.

Puoi far parte della categoria che etichetta o di quella che viene etichettata, perfino di tutte e due, ma sii onesta/o: come ti sei sentita/o ogni volta?

Potente, isolata/o, offesa/o?

Il tuo ego era assecondato?

Ed il tuo cuore?

Ogni occasione è l’opportunità per evolvere ed oggi vorrei offrirti l’opportunità di riflettere su questo schema mentale, voluto e diffuso da chi vuole manipolarti.

La prossima volta che la tua mente etichetta, prendine consapevolezza e domandati cosa realmente conosci di quella persona; potresti apriti alla sua conoscenza, andando oltre la superficialità.

Solo così, dalla divisione dell’etichettare può nascere l’Unione del rispetto e dell’ascolto.

Le etichette lasciamole al vestiario e impariamo a Ri-Conoscerci come esseri umani.

 

 

CreditsPhoto by Canva

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